Ogni morente rappresenta un problema singolo, unico, non ripetibile e non vi sono due persone esattamente eguali neppure al momento della loro morte. Questo io dico, lo dico come padre della Fondazione ANT Italia e promotore del Progetto Eubiosia.
ANT è assistenza domiciliare gratuita da oltre 30 anni. I Sofferenti di tumore che abbiamo assistito dal 1985 a giugno 2009 sono più di 75.000, quasi 12 milioni di giornate. L’Emilia Romagna è la capolista, poiché è la città di Bologna che mi ha visto crescere e ha visto questa realtà crescere con quasi il 43% degli ammalati curati nella propria abitazione. Segue immediatamente dopo la Regione Puglia, ca al 23% ed è proprio in questa Regione che ci faremo aiutare da un neo-laureato a capire bene e nel dettaglio in che termini l’ANT è “convenienza umana ma anche economica”.
ANT è assistenza, formazione medica e prevenzione tempestiva: sono le tre anime che la muovono e che rendono il cuore di quest’Opera pulsante e vivo, pronto a generare persone e cifre importanti.
Ma quali sono i costi dell’ospedalizzazione domiciliare oncologica? E’ possibile una disamina e una comparazione di questi costi rispetto a quelli di una struttura ospedaliera?
Partiamo con il dire che il cancro rappresenta la seconda causa di morte in Italia e per molti pazienti gli ultimi cento di vita sono caratterizzate da una ridotta autosufficienza e da una sempre più intensa richiesta assistenziale. Quando, negli anni ’70, iniziai assieme ad altri 12 amici questa esperienza, erano in atto alcuni processi che sottolineavano con chiarezza la propensione, da parte delle strutture sanitarie del nostro paese, all’impiego delle alte tecnologie per alcuni tipi di Pazienti e alla sempre minore attenzione riservata ai cosiddetti Malati “terminali” di cancro. Allo stesso tempo si registravano crescenti difficoltà derivanti dalla minore disponibilità di fondi necessari ad un’assistenza adeguata a tutti i livelli. L’esperienza dell’ANT è partita proprio dall’assunzione dell’impegno a riservare la massima attenzione ed energia operativa per i Sofferenti di tumore inguaribili e spesso emarginati dagli ospedali pubblici e privati: così prese l’avvio la loro assistenza presso il loro domicilio, in collaborazione con le loro Famiglie, per una vita dignitosa fino all’ultimo respiro e gratuitamente.
Ero primario della divisione di oncologia medica presso l’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi e mi resi subito conto agli inizi degli anni ’70 di due situazioni critiche. La prima si riferiva ai Pazienti trattati in ospedale che una volta dimessi dopo il ciclo di chemioterapia dovevano (e non lo erano) essere assistiti adeguatamente. La seconda criticità era legata alla decisione “politica” di ridurre il numero dei posti letto in ospedale per “razionalizzare” la spesa. Noi, prendendo atto di questa situazione e con l’assistenza domiciliare gratuita abbiamo dato vita ad un vero e proprio ammortizzatore sanitario. Abbiamo dato vita ad un progetto di solidarietà (l’abbiamo chiamato PROGETTO EUBIOSIA) per la migliore dignità di questo tipo di Sofferenti. L’accoglienza da parte dei Pazienti e delle loro Famiglie è stata incondizionata. Del pari abbiamo registrato molta indifferenza da parte delle autorità sanitarie e qualche ostilità da parte dei Medici di Famiglia. Questo per il passato … poi si sa che il “nuovo” porta sempre diffidenza, ma quando si impara a capirne il valore lo si accetta, anzi lo si propone come modello.
Infatti, negli ultimi anni è stata posta grande attenzione verso un modello assistenziale che privilegi la permanenza al domicilio del paziente oncologico in fase avanzata di malattia (dando ragione all’intuizione da noi avuta più di trenta anni or sono).
I malati oncologici in fase avanzata (con malattia non più guaribile) e avanzatissima (i cosiddetti malati in fase terminale) necessitano di assistenza continuativa per un periodo che può variare dai 90 ai 120 giorni.
Dai dati epidemiologici, risulta che circa il 95% dei pazienti deceduti per malattia oncologica passa attraverso una fase terminale; di questi circa l’80% necessita di trattamenti mirati al controllo della sofferenza provocata dal tumore, definita “dolore totale” e caratterizzata dalla difficoltà a soddisfare i bisogni primari e dal deteriorarsi dell’identità corporea, dell’equilibrio psicofisico, del ruolo sociale e dello status economico. Per questi malati le cure più idonee sono sicuramente le cure palliative che si propongono di garantire la miglior qualità di vita possibile compatibilmente alla patologia di base e a una morte dignitosa. Le esigenze emerse da un’indagine effettuata su questi ammalati sono: vivere i propri giorni a casa con i familiari, non essere lasciati soli, godere di ambienti idonei alle proprie esigenze (il tipo di letto, il bagno attrezzato, il telefono, ecc.), ricevere regolarmente le cure necessarie per il controllo dei sintomi, essere accuditi in base alle necessità fisiche, psicologiche e sociali. L’attenzione inoltre non va rivolta solo al paziente, ma anche ai suoi familiari; ancora, questa attenzione non va tolta alla famiglia una volta che il morente li ha lasciati.
I lavori di ricerca sui costi delle cure domiciliari hanno rilevato che il costo di un programma di intervento domiciliare è inferiore a quello di altre unità d’offerta. Il dato economico deve essere analizzato anche in relazione ad altre importanti variabili: la qualità della vita della persona e dei care giver (di coloro che assistono questi pazienti in questa fase della loro vita, che, in generale sono i parenti più prossimi), la qualità percepita delle cure ricevute, la qualità oggettiva delle cure e dei relativi esiti, la dimensione etica delle soluzioni.
La variabilità dei costi è legata principalmente ai seguenti fattori: durata dell’assistenza; mix di risorse umane, profili professionali, impiegati nel piano di cure; intensità assistenziale in termini di frequenza di accessi; tecnologie impiegate; tipologia del paziente in ordine al consumo di farmaci e di materiale sanitario.
I costi dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) sono stati valutati considerando il costo per ogni singolo accesso del personale interessato:
- medico di medicina generale: 28,92 euro1. Accesso: 1 volta a settimana minimo, in media 2 giorni a settimana.
- infermiere: 15 euro circa. Tale costo è stato determinato nel modo seguente: supponendo che in media ci vogliono 30 minuti per raggiungere il domicilio del paziente e 45 minuti circa per visitare il paziente, la retribuzione giornaliera di un infermiere è di circa 60 euro. Considerato che nell’arco della giornata possono essere effettuate in media 4 visite, il costo di accesso di un infermiere è di 15,00 euro circa[1]. Accesso: 5 giorni a settimana.
- medico specialista: 66,52 euro. Accesso: in media 2 volte al mese.
Utilizzando i dati sull’assistenza oncologica forniti dal Distretto Socio Sanitario n.10 di Triggiano dell’ASL BA, vengono presentati i risultati di uno studio condotto con la finalità di valutare l’incidenza dei costi del malato oncologico terminale sul Servizio Sanitario. Per raggiungere il presente obiettivo si è partiti da una situazione reale presente nel Distretto n.10 dell’ASL BA. Secondo i dati sull’assistenza oncologica sono stati seguiti, per il programma di assistenza domiciliare, un totale di 64 pazienti affetti da patologia neoplastica nel periodo compreso tra l’anno 2006 ed il primo trimestre del 2009. Dato l’andamento progressivo delle malattie neoplastiche, gli studi stimano la durata media della fase terminale in circa 105 giorni. Pertanto, considerato il numero medio di accessi settimanali effettuati dal medico, dall’infermiere e dal medico specialista, in complesso sono stati garantiti per il periodo osservato (2006 – 1° trimestre 2009) 6720 giorni di assistenza (o meglio, visite di assistenza) pari ad una media di 105 giorni per paziente.
Tabella n.3.1 Costo del personale impiegato per il programma di assistenza domiciliare per paziente
| Tipologia |
Onorario per visita |
N. visite su 105 gg. |
Costo totale unitario |
Valori percentuali relativi |
| MMG |
28,92 |
28 |
809,76 |
0,35 |
| Infermieri |
15 |
70 |
1050,00 |
0,45 |
| Medico Specialista |
66,52 |
7 |
465,64 |
0,20 |
| Costo totale complessivo |
|
105 |
2325,40 |
1,00 |
Ipotizzando che nel corso di una giornata possono essere assistiti in media 4 pazienti, procedendo con gli opportuni calcoli, emerge che il costo medio di una giornata di assistenza erogata dal Distretto Socio Sanitario di Triggiano risulta essere di circa 88,58 euro. Il costo medio pro capite di una giornata di assistenza è di circa 22,15 euro[2]. Bisognerebbe aggiungere a tale ammontare il costo del materiale sanitario ma questo onere viene sostenuto dalla struttura ospedaliera a prescindere.
Tabella n.3.2 Confronto dei costi medi pro-capite e dei costi medi per paziente
| Tipo di assistenza |
Costo medio pro-capite di una giornata di assistenza |
giorni di assistenza |
Costo medio per paziente |
N. pazienti (2006 – 1° trimestre 2009) |
Costo totale |
| Ospedale4 |
736,23 |
105 |
77.304,15 |
64 |
4.947.465,60 |
| RSA5 |
190,85 |
105 |
20.039,25 |
64 |
1.282.512,00 |
| ADI |
22,15 |
105 |
2.325,75 |
64 |
148.848,00 |
| ANT |
18,38 |
105 |
1.929,90 |
64 |
123.513,60 |
La tabella 3.2 mette in evidenza come i costi medi per paziente siano considerevolmente a favore dell’assistenza erogata dalla Fondazione ANT, con costi pari a 1.930 euro contro i 77.304 euro per il ricovero in strutture ospedaliere, i 20.039 euro per il ricovero in strutture residenziali e i 2.325 euro per l’assistenza domiciliare integrata.
Ragionando su un numero di pazienti più elevato i vantaggi derivanti dall’assistenza ANT sono ancora più marcati, ma soprattutto aumenta a dismisura la spesa che il Servizio Sanitario sosterrebbe. Per assistere 6400 malati terminali, l’ADI sosterrebbe una spesa di circa 15,5 milioni di euro, mentre, quella che sosterrebbe l’ANT risulta essere di circa 12,6 milioni di euro, circa 3 milioni di euro in meno rispetto all’ADI. Ancora più notevole risulterebbe il risparmio se il livello di spesa dell’assistenza ANT viene confrontato con quello dell’Ospedale e dell’RSA. Anziché 12,6 milioni, l’Ospedale sosterrebbe una spesa di circa 517 milioni di euro, mentre l’RSA ne sosterrebbe una di circa 134 milioni di euro corrispondente a un risparmio rispettivamente di 504 e 121 milioni di euro.
L’analisi effettuata ci induce a trarre importanti considerazioni relative alla gestione del paziente in dimissione ed alla necessità di garantire una appropriata prosecuzione dell’assistenza al paziente in fase post-acuta. La scelta di un appropriato regime assistenziale quale prosecuzione della fase post-acuta ed un efficace coordinamento delle attività sanitarie e socio-assistenziali, dopo la dimissione, deve permettere la riduzione di inappropriati prolungamenti della degenza ospedaliera nonché di ricoveri ripetuti. Nel contempo la dimissione protetta non deve essere assolutamente intesa come una dimissione “precoce” del ricoverato rispetto ai tempi richiesti da una degenza ospedaliera che completi l’iter assistenziale necessario, bensì deve essere concepita come l’organizzazione di un sistema di comunicazione e di integrazione ospedale-territorio al fine di garantire la continuità assistenziale del paziente
Un ulteriore obiettivo nella scelta del percorso deve essere quello di privilegiare un rientro “protetto” al proprio domicilio attraverso lo sviluppo e la diffusione dei servizi domiciliari, come fa la Fondazione ANT, che offre gratuitamente una completa assistenza domiciliare e tutte le terapie palliative e di supporto necessarie ad affrontare in piena dignità le ultime fasi della vita.
In conclusione, la mia risposta a questo tipo di problema è stata decisa e precisa: contano poco le conferenze e ancor meno le tavole rotonde. E’ determinante progettare azioni che dimostrino che la vita può essere difesa, che la dignità della vita può essere mantenuta fino all’ultimo respiro e per far ciò occorrono fondi, personale specializzato e nuove strutture per la formazione del personale sotto il profilo tecnico e morale. Tutto ciò è stato messo in campo da ANT offrendo servizi altamente specifici a domicilio, completamente gratuiti, mettendo a disposizione strutture formative adeguate e non abbandonando mai i Sofferenti e le loro Famiglie, né da un punto di vista sanitario né sociale. Alla fine, dulcis in fundo, anche l’economia ci ha stretto la mano!
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1Fonte: Accordo Regionale per la Medicina Generale 08/10/2007 in attuazione di quanto previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale del 23/03/2005.
[1] Fonte: R. Nistri, O. Terranova, La telematica in medicina, Piccin Nuova Libraria S.p.a., Padova, 2008, pag. 161.
[2] Tale valore corrisponde a circa il doppio del costo unitario stimato e conferito all’ANT in virtù della Convenzione n.329 del 10 Feb. 2009 tra ASL BA e ANT-ONLUS
4 Fonte: ASSR 2004. Il dato è riferito all’anno 2004, pertanto, si è reso opportuno capitalizzare tale importo ad oggi tramite l’utilizzo dei Tassi Ufficiali di Riferimento
5 Fonte: AA.VV. Valutazione dei costi efficacia delle terapie di supporto in assistenza domiciliare nei pazienti oncologici. Argomenti di Medina Sociale. Difesa Sociale LXXX. Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, Università di Roma “La Sapienza”. Il dato è riferito all’anno 2006, pertanto, si è reso opportuno capitalizzare tale importo ad oggi tramite l’utilizzo dei Tassi Ufficiali di Riferimento.