Questione di cifre …. il vero risparmio!

Vi sarete agevolmente accorti che a fronte dei disastrati bilanci, l’imperativo, per tutti gli amministratori, virtuosi e non, è quello di “tagliare, tagliare, tagliare”. Prima, tuttavia, di affrontare questo “problemaccio”, che è diventato di portata nazionale, suggerisco, sommessamente, di affrontare la questione dei costi e dei risparmi o almeno di quelli che, per la loro natura, sono, forse, più indicativi e meno passibili d’interminabili discussioni “a discolpa”. Cerchiamo allora di vedere se, almeno nel “limitato” settore dell’assistenza ai Malati “terminali” di cancro (quelli degli ultimi 100 giorni di vita), la spesa sia stata affrontata, fino ad ora, in modo corretto dal punto di vista tecnico e, perché no, dal punto di vista etico. Ho detto “limitato”, ma non è vero perché, ogni anno, ne muoiono, in Italia, circa 160-170.000 ed una persona su quattro subirà lo stesso destino.

I Malati di cancro, che oggi guariscono in una percentuale superiore al cinquanta per cento, prima o poi, devono subire ricoveri più o meno lunghi. Quando entrano nella fase di “terminalità” (gli ultimi tre mesi appunto), è ovvio che da parte o del Paziente, o della Famiglia, o del Medico si senta di più il bisogno del ricovero (non sempre giustificato per la verità), un ricovero che, per essere accettabile, dovrà essere, naturalmente, motivato tecnicamente e moralmente ed in ogni caso a misura della dignità del Sofferente (ascolto continuo, le migliori cure possibili evitando l’errore dell’accanimento terapeutico e la tentazione di farla finita prima del tempo, presenza costante della Famiglia, che deve essere aiutata psicologicamente ed economicamente). 

Torniamo ai conti. Riferendoci ai costi della degenza in un Ospedale pubblico (dati dell’Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari per l’anno 2004), possiamo constatare che essi (per ogni posto letto e per ogni giorno di degenza) passano da Euro 608 in Lombardia, a Euro 829 in Toscana, a 630 nel Lazio, a 638 in Emilia, a 646 nella Puglia, a 652 nella Basilicata, a 677 nel Veneto e a 819 nelle Marche (spesa media in Italia 670 euro per giornata di degenza).

Ci riferiamo ai dati ufficiali del 2004 per almeno due ragioni, la prima è che sono dati sicuri, la seconda è che sono, ne converrete, sicuramente in difetto rispetto a quelli attuali (aumenta tutto!). Proprio per il fatto di essere in difetto, possono risultare più convincenti, in positivo o in negativo, quando si confrontino con quelli dell’ANT (Ente privato non-profit).  

Nello stesso anno l’ANT ha speso in media, per ogni giorno d’assistenza domiciliare di tipo ospedaliero (in 10 Regioni italiane), 16,84 Euro (spesa totale 13.625.000 per 808.829 giornate di assistenza) e nel 2009 il costo medio di una giornata di assistenza ANT è stato pari a 18,26 Euro (la spesa totale è stata di 17.834.154 di Euro per 976.678 giorni di assistenza gratuita, comprendente l’aiuto economico alle famiglie indigenti a cui lo stato non ha mai pensato). Insomma, nessuno potrà negarlo, si tratta di un piccolo miracolo!

A questo punto sento già ronzare negli orecchi alcune possibili critiche al calcolo effettuato: negli Hospice si spende solo 200 euro al giorno, non avete tenuto conto dell’apporto dei Volontari, non avete tenuto conto, ecc.ecc. Per “tagliare corto”, come si dice, noi osiamo dire che qualsiasi cosa si possa affermare in proposito, il divario, in ogni caso, rimane enorme. E’ etico continuare a spendere tanto? Perché non si ha il coraggio di innovare e di dire tanti no alle corporazioni sempre imperanti nel nostro paese?

Con ANT, quindi, si spende meno e a questa conclusione siamo arrivati sulla base di una casistica che non ha eguali in nessuna altra parte del mondo: si tratta (dati del dicembre del 2009) di 75.000 Pazienti, per un totale di 12.098.562 giornate di assistenza domiciliare gratuita condotta fino all’ultimo respiro per circa 100 giorni in media (nel 2004 avevamo raggiunto la quota di 48.534 Pazienti con 7.656.814 giorni di assistenza).

Allora? C’è qualcuno che “bara”, c’è qualcuno che spende in modo non etico, c’è qualcuno che potrebbe spendere di meno (e non lo fa, spesso, anche per ragioni politico-sindacali) e tutto ciò se si prescinde dal fatto che, nel caso dell’assistenza domiciliare di tipo ospedaliero, realizzata dall’ANT, si dovrebbe avere il dovere civico di riconoscere il diritto elementare di ogni Cittadino (ma ancora largamente negato), di poter scegliere liberamente di morire nel proprio letto, nell’ambito della propria Famiglia, senza correre il rischio di essere abbandonato.

Per tutto ciò noi abbiamo inventato una nuova parola, un neologismo, EUBIOSIA dal greco (eu buona, bios vita), che vi affido, con buona pace di tutti gli scettici.

Prof. Franco Pannuti, Fondatore e Presidente dell’ANT, Cell. 348 310 65 23,  franco.pannuti@ant.it

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