Il nuovo anno rappresenta per la “nostra” ANT una nuova sfida.
Avendo scelto la filosofia dell’Eubiosia che, lo ricordiamo, è riassunta nei 10 punti della Carta Etica della Fondazione (vedi a piè pagina) siamo, per così dire, costretti a non fermarci e ad allargare quindi, quanto più possibile, i confini della solidarietà che abbiamo, liberamente, deciso di offrire alla nostra Comunità.
Vorremmo, questo è il nostro grande desiderio, che la gente, la gente comune, quella che non abita nei palazzi del potere, si rendesse sempre più conto, insieme a noi, che la “rivoluzione” o la facciamo insieme oppure saremo costretti a subirla.
Che il progetto ANT sia, senza tema di smentita, rivoluzionario, lo dimostrano alcuni elementi.
Il primo è che noi dell’ANT puntiamo al bene comune, senza interessi aggiunti.
Il secondo è che puntiamo all’interesse di chi non ha più voce e speranza, i cosiddetti “Malati terminali” di cancro negli ultimi 100 giorni della loro esistenza.
Il terzo è che il nostro obbiettivo è quello di erogare un’assistenza sempre gratuita e globale (al Paziente ed alla Famiglia, di tipo sanitario e di tipo sociale).
Il quarto è che fin dall’inizio abbiamo sempre pensato a tutti quelli che si sono rivolti a noi, pure in condizioni ambientali difficili, come Napoli e come alcune zone della Puglia, dove i segni di riconoscenza concreta, a volte, sono stati scarsi o addirittura sostituiti da indifferenza e perfino da malcelata ostilità. Da qui la ricorrente domanda: vale la pena continuare ad operare anche in queste condizioni così difficili? La risposta è stata sempre facilissima, spontanea e senza condizionamenti: sì, perché alleviare le sofferenze di un Morente, almeno noi crediamo, è un dovere imprescindibile di tutti e, aggiungo, anche prioritario e ricompensa ampiamente di qualsiasi sacrificio.
Ricordiamo infine, ma non da ultimo, il contributo di alcune ASL (Emilia, Basilicata, Marche, Lazio e Puglia) che ci affidano in convenzione i loro assistiti (solo una parte!) per gli ultimi giorni della loro vita: questo contributo è sempre importante anche se non determinante, coprendo solo circa 16% delle spese affrontate dall’ANT.
Insomma, se nel nuovo anno continuerete ad aiutarci in modo adeguato noi, nonostante tutto, continueremo ad aiutare i Sofferenti di tumore dovunque e senza discriminazione alcuna.
L’aiuto passa, quindi, attraverso il vostro spontaneo contributo economico, senza il quale nulla sarebbe possibile, ricordandoci che occorre farlo “prima” di toccare con mano una tragedia, quella del cancro, che, com’è noto, colpisce una persona su quattro.
La donazione alla Fondazione ANT del 5×1000 (codice fiscale 01 22 96 50 377) è sicuramente uno dei modi più comodi e meno costosi.
Aspettandovi, auguriamo buon anno, buona fortuna e felice Eubiosia a tutti.
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Egr. Dt. Pannuti credo che le sfide si vincano puntando sul valore degli uomini che mettono in campo quello che leggiamo nei proclami per cui sono molto rammarico dalla notizia dell’ allontamento del validissimo Dt. Vincenzo Amendola dalla sede di Bari!
Ritengo sia stato un gravissimo errore e posso dirlo con cognizione di causa per il modo in cui ha assistio mio padre nei suoi ultimi giorni di vita, un ‘assistenza lodevole sia dal punto di vista umano che da quello squisitamente medico!
Spero l’ ANT voglia ritornare sulla sua decisione e reintegrare al più presto il Dt. Amendola nell’interesse di tutti i pazienti bisognosi!!!
Distinti saluti
Antonio Sassanelli
Ill.mo Prof. Pannuti,
domando scusa, non sapendo come raggiungerla, sfrutto lo spazio messo a disposizione dal Suo blog.
Volevo informarLa del licenziamento (immeritato – a mio avviso) del dott. Amendola dall’ANT di Bari.
Ho avuto modo di conoscere il dottore durante la sfortunata lotta tra mio zio e il male del secolo; devo dirle che il dott. Amendola ha svolto appieno il suo dovere, con lo spirito di sacrificio che contraddistingue i Vs volontari.
Non si può non dare spazio o cacciare un professionista dedito al lavoro e ai suoi pazienti.
Il dott. Amendola ha seguito con attenzione mio zio, aiutandolo psicologicamente e somministrando i medicinali che avrebbero arrecato il minor danno possibile all’organismo provato del mio parente.
Se licenziate medici che rispettano con dedizione il giuramento di Ippocrate e “traghettano” i malati terminali nel migliore dei modi, a chi darete spazio?
Spero che questa segnalazione possa farLa riflettere e possa farLe cercare una soluzione
con la sede regionale pugliese della Sua associazione.
Certo di un Suo riscontro, porgo cordiali saluti.
Sante Diomede